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S. Alfonso Maria de Liguori
Delle cerimonie della messa

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CAP. XIII. Delle orazioni dopo la comunione, e del fine della messa.

 

Dopo che il celebrante si è purificato ed avrà aggiustato il calice sull'altare, come si è detto al cap. 10. n 15, anderà colle mani giunte avanti


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il petto al corno dell'epistola, ed ivi con voce intelligibile reciterà l'antifona detta Communio, e subito ritornando similmente colle mani giunte in mezzo dell'altare lo bacerà, e rivolto poi al popolo dirà, secondo il modo solito, Dominus vobiscum. Indi ritornerà al libro e dirà l'orazione post communionem, e tutte l'altre che convengono in quel giorno, premettendo l'Oremus alla prima ed alla seconda orazione coll'inchino alla croce.

 

Si avverta che nel tempo di quaresima nelle messe di ferie, dicendosi le parole Humiliate capita vestra Deo, prima dell'ultima orazione posta nel messale, dice Merati che non dee farsi nuovo inchino, bastando l'inchino fatto all'Oremus precedente; e ciò è molto probabile, poiché la rubrica dice così: Dicet, Oremus, Humiliate capita vestra Deo, caput inclinans.

 

Compite le orazioni, chiude il messale (purché non debba dirsi qualche vangelo particolare in fine della messa), facendo che la parte chiusa riguardi il calice, ritorna al mezzo dell'altare, lo bacia, e voltandosi al popolo, replica il Dominus vobiscum colle mani distese, e poi giungendo le mani avanti al petto, dice verso del popolo: Ite missa est, senza chinar la testa, aggiungendovi due Alleluia per tutta l'ottava di pasqua. L'Ite missa est dee dirsi sempre che nella messa si è detto il Gloria; quando poi non si è detto il Gloria il sacerdote, dopo il Dominus vobiscum, si rivolga all'altare, e, stando dritto, dirà: Benedicamus Domino (o pure Requiescant in pace nelle messe dei morti); ed indi, giunte le mani sull'altare e colla testa inclinata (capite inclinato, dice la rubrica), dirà segretamente: Placeat tibi sancta Trinitas etc.; e di poi stese le mani separate sull'altare, lo baci in mezzo, ed erigendosi, alzi gli occhi alla croce, e le mani, e subito congiungendole, con inchinar la testa, dirà a voce alta: Benedicat vos omnipotens Deus; e poi colle mani giunte, e cogli occhi bassi (demissis oculis ad terram, dice la rubrica), si volti al popolo dal sinistro al destro lato, e colla destra distesa e le dita unite, tenendo la sinistra sotto il petto, benedica il popolo, dicendo: Pater, et Filius, + et Spiritus sanctus: dicendo Pater comincerà la croce dalla fronte, tenendo la mano di taglio, nel dire Filius, la calerà sino al petto, e nel dire Spiritus sanctus, farà la linea transversale, e non passi la larghezza delle spalle.

 

Data la benedizione compirà il circolo, ed anderà al corno del vangelo, ivi dice Dominus vobiscum colle mani giunte, e stando rivolto all'altare, e poi segnando la croce col pollice destro prima sovra l'altare o sovra il libro in principio del vangelo, e poi sovra se stesso nella fronte, bocca e petto, dirà il vangelo di s. Giovanni: Initium sancti Evangelii etc. (o altro che corre); nel dire Verbum caro factum est genufletterà, tenendo le mani sull'altare separate, e subito alzandosi dirà il resto. Ciò finito non bacerà la tabella o il messale, ma ritornando in mezzo all'altare e fatta riverenza alla croce, rivolga la parte interiore del velo sovra la borsa, prenda colla sinistra il calice per lo nodo e posta la destra sovra la borsa, rivolgendosi dalla parte dell'epistola, scenda sino all'infimo grado dell'altare, ove genufletta con un solo ginocchio sul grado, se vi è sagramento;


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o pure, se non vi è sagramento, inchini il capo alla croce (caput inclinet: dice la rubrica 6); e Merati con altri vogliono, che si faccia inclinazione profonda: e coprendosi colla berretta, ritornerà alla sagristia, dicendo frattanto l'antifona: Trium puerorum etc. col cantico: Benedicite omnia opera etc. Incontrandosi con altro sacerdote si salutino scambievolmente col capo coperto.

 

Giunto in sagristia, faccia inclinazione profonda all'immagine principale, e poi scoprendosi deporrà le vesti sagre ad una ad una con ordine retrogrado di quello con cui le vestì, cioè prima si leverà la pianeta, poi la stola, poi il manipolo, poi il cingolo, poi il camice ed infine l'amitto, baciando le croci di dette vesti. Nel levarsi il camice, prima spogli il braccio sinistro, e poi il destro da sopra la testa. Se poi le vesti avessero da deporsi sullo stesso altare, si depongano nel corno del vangelo. Dopo ciò anderà il sacerdote a fare il ringraziamento ad un tale ospite ch'è venuto con tanto amore nell'anima di lui.

 




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