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S. Alfonso Maria de Liguori
Dissertazioni teologiche-morali

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§. 1. Se il cielo empireo sia luogo de' beati.

 

1. Almerico, fra le sue eresie, spargeva che i beati non hanno luogo determinato a godere la loro felicità, né i dannati luogo fisso a patire le loro pene; ma che quei che stanno in grazia di Dio, in ogni parte ove si trovano godono il paradiso; e quei che stanno in disgrazia, in ogni luogo provano l'inferno. All'incontro i filosofi e i poeti gentili assegnavano a' beati in questa terra un luogo che chiamavano i campi elisi, ove credeano che gli uomini dopo la morte abbondassero di tutte le delizie terrene; e questa era la loro comune opinione, secondo scrive Tertulliano1. Vi era nondimeno fra di loro alcuni, i quali stimavano che gli uomini, ancorché giunti fossero alla vita beata de' campi elisi, fra qualche tempo sarebbero tornati a vivere su questa terra con pericolo di dannarsi se avessero offese le leggi; ma costoro ben li riprende di sciocchezza s. Agostino2, dicendo loro esser evidente che non può darsi vera vita beata se non è certamente sicura di esser sempre beata. Maometto poi nel suo Alcorano lusinga i suoi seguaci che dopo la morte saran condotti in un certo paradiso, dove abbonderanno di piaceri sensuali, di frutti soavissimi, di vesti preziose e di simili altri sollazzi terreni; onde Guglielmo parisiense chiama questo paradiso di Maometto, Volutabrum porcorum, non hominum. Del resto i cristiani istruiti dalla fede credono che il paradiso aparecchiato da Dio a' buoni fedeli è posto nel cielo ove i beati godranno una felicità piena ed eterna, secondo la promessa fatta da G. C. : Gaudete et exultate, quoniam merces vestra copiosa est in coelis3.

 

2. Ma essendovi più cieli, si dimanda quale di essi è il luogo proprio de' beati? Si risponde che non è il cielo eterno né il cielo stellato, ma è il cielo supremo che si chiama empireo; il quale può dirsi bene indicato dal salmista con quelle parole: Laudate eum coeli coelorum. E da s. Paolo che parlando di Gesù Cristo disse: Qui ascendit super omnes coelos. E si giudica che di questo cielo parlò l'apostolo, quando disse di essere stato rapito al terzo cielo, prendendo per lo primo l'etereo, pel secondo lo stellato, e pel terzo l'empireo, come scrive s. Tomaso4. Cielo empireo, secondo la voce greca, è come dire il cielo infocato o sia ardente, per ragione non già dell'ardore, ma della somma luce di cui risplende. Scrive s. Tommaso5 che questo cielo era ignoto a noi prima di s. Basilio, di Beda e di Strabone, i quali convengono che questa sia la sede de' beati. E l'angelico nel luogo cit. prova che il cielo empireo fu creato da Dio sino dal principio del mondo. Dimostra poi in altro luogo6, che questo cielo è corporeo, essendo esso creato più per gli uomini che per gli angeli che non hanno corpo; ecco le sue parole: Et est corpus, quod prinicipaliter ordinatum est ut sit habitatio beatorum; et hoc magis propter homines, quorum etiam corpora glorificabuntur, quibus locus debetur, quam propter angelos qui loco non indigent.

 

3. Giacché dunque il cielo empireo è risplendentissimo, come si è detto al numero antecedente, perché l'abisso da questo cielo non fu illuminato, ma restò fra le tenebre, secondo si dice nella Genesi7: Et tenebrae erant super faciem abyssi; e perché questo cielo, essendo così lucente, da noi non si vede come vediamo il sole? Risponde s. Tommaso ad ambedue queste difficoltà, e dice che la luce dell'empireo non illuminava l'abisso, e che da noi questa luce non si vede, perché Coelum empyreum non habet lucem condensatam, ut radios emittat sicut corpus solis, sed magis subtilem; vel habet claritatem gloriae, quae non est conformis cum claritate naturali. Altri nonperò danno un'altra risposta forse più facile ad intendersi, ed è che il cielo empireo, non essendo fatto per illuminare queste parti inferiori, ma solamente il luogo de' beati, perciò la sua superficie occultò la sua luce sin da principio fuori di sé, e siegue tuttavia ad occultarla a noi.

 

4. Tutti poi convengono che il cielo empireo, a differenza degli altri cieli, non si muove, ma sta in una perpetua quiete, specialmente per esser la sede di Dio, secondo sta scritto nel salmo 10. vers. 5. Dominus in coelo sedes eius. In oltre, essendo creato questo cielo per abitazione de' santi, gli disconviene il moto, e mutar sito da un luogo in un altro, e perciò nell'Apocalisse si chiama: Civitas in quadro


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posita. Ad ogni corpo quadrato è congruo lo star fisso in un luogo senza muoversi. Di più riflettesi che gli altri cieli si muovono perché sono creati per conservare colle loro influenze le vite degli uomini e degli animali che son creati per servire agli uomini; ma i beati non hanno più bisogno di tali influenze per conservarsi la vita. Dice solamente s. Tommaso in altro luogo1, che essendo compreso il cielo empireo sotto un mondo, secondo il suo parere, influisce l'empireo nei corpi inferiori la solidità e stabilezza, ma senza moto. Parlando poi dello stato de' beati, ch'è l'intento di questa dissertazione, ella è una materia molto vasta, sulla quale i teologi hanno scritti più volumi; ma noi parleremo qui solamente delle cose più principali, che possono confortare la nostra fede e la speranza di conseguire un bene così desiderabile qual è la beatitudine eterna.

 




1 Apol. c. 47.



2 L. 10. de civ. Dei c. 30.



3 Matt. 5. 12.



4 2. 2. q. 175. a. 3. ad 4.



5 1. p. qu. 66. a. 3 .



6 In 2. q. 1. a. 1.



7 C. 1. vers. 2.

1 Quodlib. 6. a. 19.






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