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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione al popolo

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§ II. Dell'obbligo de' genitori verso i figli.

 

 

12. Due sono gli obblighi principali de' genitori verso de' figli, somministrar loro gli alimenti, e dare ad essi una buona educazione. In quanto agli alimenti, il padre è tenuto ad alimentare i figli, ancorché sieno discoli: di più, ancorché abbiano dilapidata la loro porzione: di più, ancorché avessero fatto un matrimonio indegno. E perché? perché sempre sono figli. In conseguenza pecca il padre, se senza giusta causa discaccia un figlio da sua casa, o se in morte lo priva della legittima, o pure se nega la dote alla figlia, che vuol maritarsi con persona degna. Che dovremo poi dire di quei barbari, che sfoggiano, e mangiano, e si giocano i danari alla taverna, ed i poveri figli in casa dimandano un poco di pane, e non l'hanno? Tutte le bestie procurano di alimentare i loro figli; solamente fra gli uomini si trova questa crudeltà di lasciare i figli a morirsi di fame! Si avverta qui, che ancora i fratelli son tenuti ad alimentare gli altri loro fratelli, potendo, e dar le doti alle sorelle povere che stanno in grave necessità. Così dicono quasi comunemente i dottori.

 

 

13. In quanto poi all'educazione è certo, che la buona o mala riuscita de' figli proviene per lo più dalla buona o mala educazione de' genitori. A questo fine Iddio ha instituito il matrimonio, acciocché i figli colla buona guida e cogli avvertimenti de' padri servano a Dio, e si salvino; altrimenti resterebbero abbandonati, non avendo chi gli ammonisce in quel che debbono fare, o chi li corregge e castiga, non emendandosi nelle azioni viziose: giacché spesso dove non giunge l'ammonizione, giunge il timor del castigo. Si vede coll'esperienza, che i genitori santi fanno i figli santi. S. Caterina di Svezia, essendo figlia di s. Brigida, si fece santa. S. Errico imperadore, essendo figlio di s. Stefano re di Ungheria, si fece santo. S. Luigi parimente re di Francia ebbe una madre gran serva di Dio, che fu la regina Bianca, e con ciò si fece santo. Questa buona madre dicea al figlio, quando era fanciullo: Figlio, più presto voglio vederti morto sopra una bara, che vederti caduto in peccato mortale. Un'altra buona madre (mi ricordo) che molto attendea a veder santi i figli, diceva: Non voglio esser madre di figli dannati.

 

 

14. All'incontro certi padri e madri par che non si curino, se i figli son buoni o malvagi, se si salvano o si perdono. Scrisse bene Origene: Omnia quaecumque deliquerint filii, de parentibus requiruntur. Questa è la verità; della mala vita de' figli ordinariamente ne son cagione i loro genitori, ed essi ne han da dar conto a Dio. Alcuni padri e madri per non disgustare i figli con riprenderli e castigarli, son causa della loro rovina. Padri e madri barbari e crudeli! Ditemi, se un figliuolo cadesse in un fiume, e 'l padre, potendo liberarlo dalla morte con penderlo per li capelli, lo lasciasse affogare per non dargli quel dolore di ritirarlo per li capelli, non sarebbe un crudele? più crudele è quel padre, che non corregge, o non castiga il figliuolo ne' suoi vizi, per non dargli pena. Più: non sarebbe crudele quel padre, che concedesse ad un fanciullo un rasoio, col quale il povero figlio inesperto tutto si ferisce? e più crudeli son que' padri, che danno danari ai figli da spendere a lor capriccio, o danno ad essi licenza di praticare co' mali compagni, o in qualche casa pericolosa; poiché questa dee esser la maggior cura de' padri, di rimuovere i figli dalle male occasioni, perché da quelle poi ne vengono tutti i mali.

 

 

15. Dove non giungono le buone parole e le correzioni, bisogna dar di mano a' castighi, specialmente quando i figli non sono fatti grandi ancora, perché quando sono grandi sarà impossibile il poterli più raffrenare. Qui parcit virgae, odit filium suum1. Odia il figlio chi non lo castiga quando bisogna. Ed egli poi sarà castigato da Dio. Il sacerdote Eli, come si ha nella scrittura2, per non aver castigati i figli come dovea, fu fatto morire da Dio esso coi figli nello stesso giorno. Ma bisogna castigar i figli con discrezione, non con furore, come fanno certi padri e madri: e non ricavano niente, perché in tal modo i figli più s'imperversano. Prima


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bisogna ammonire, poi minacciare, ed in fine castigare, ma da padre, non da comito di galera, con discrezione, e senza imprecazioni, o parole offensive. Basterà chiuderli in una camera, scemare il vitto, proibir loro le vesti più galanti, e quando bisogna, adoprar la sferza: la sferza, non già il bastone. E perciò la regola è di non mettere mano sovra de' figli quando la passione è bollente; procurate che si calmi lo sdegno, e poi castigate.

 

 

16. Peccano per tanto i genitori circa l'educazione de' figli, per 1. se non gl'instruiscono nelle cose della fede e della salute eterna. Almeno debbono essi mandare i figli nella domenica alla parrocchia ad imparar la dottrina, e non fare come certi padri e madri, che li mandano nella domenica a fare servigi per la casa, e poi quelli non sanno confessarsi, e non sanno neppure le cose più principali della fede, non sanno che viene a dire la Ss. Trinità, l'incarnazione di Gesù Cristo, peccato mortale, giudizio, inferno, paradiso, eternità, e per tale ignoranza miseramente si dannano, ed i padri ne hanno da rendere conto a Dio.

 

 

17. Peccano per 2. se non correggono i figli, come si è detto di sovra, quando bestemmiano, o rubano, o dicono parole oscene, se non li castigano quando bisogna. E sappiano i genitori, ch'essi sono obbligati anche ad indagare la vita che fanno i figli, dove vanno, quando escono, con quali persone se la fanno; questo importa l'officio di genitore. Onde vorrei sapere, come mai possono essere scusate quelle madri che fanno praticare le loro figlie cogl'innamorati loro per vederle presto maritate, e non si curano di vederle in peccato? Queste son quelle madri, di cui parla Davide, che per l'interesse della casa sagrificano le loro figlie al demonio: Immolaverunt filios suos et filias suas daemoniis1. Alcune madri esse medesime fanno entrare i giovani in casa a burlare colle figlie, acciocché quelli restino obbligati a sposarle, e ligati colle catene del peccato; ma non vedono le miserabili, ch'esse restano legate con tante catene d'inferno, quanti sono i peccati che fanno gl'innamorati. Padre, dicono, non ci è male. Non ci è male? come la stoppa posta nel fuoco potesse starvi senza bruciare. Oh e quante madri avremo da vedere dannate nel giorno del giudizio, per veder presto maritate le figlie!

 

 

18. Peccano per 3. se trascurano di far prendere i sacramenti a' loro figli a tempo debito, o di fare osservar le feste e gli altri precetti della chiesa. Peccano per 4. (e questo è doppio peccato) se danno scandalo ai loro figli con bestemmiare in presenza loro, o con parlar disonesto, o far altri peccati di scandalo, perché i padri son tenuti a dare buon esempio a' figli, i quali, specialmente quando son piccoli, sono come le scimie, fanno quello che vedono fare; ma con questa differenza, che si sa più imitare l'esempio cattivo, a cui è inclinata la nostra natura corrotta, che l'esempio buono, a cui la natura resiste. Qual buona vita possono cominciare i figli, quando sentono spesso i loro padri dir bestemmie, mormorare, ingiuriare il prossimo, mandare imprecazioni, parlar di vendetta, di oscenità, e replicare certe massime pestifere: Bisogna non farsi mettere i piedi sopra. Iddio è padre di misericordia, certi peccati li compatisce. Le madri poi, che dicono alle figlie: Bisogna comparire, non esser rozze. Che bene poi si può aspettare da' figli, i quali vedono, che il padre sta tutto il giorno alla taverna, e se ne torna ubbriaco a casa? che va a qualche casa poco onesta? che appena si confessa la pasqua, o rare volte dentro l'anno? dice s. Tommaso, che tali padri in certo modo obbligano i figli a peccare: Eos ad peccatum, quantum in eis fuit, obligaverunt in eis2. E da qui nasce la ruina di tante anime che si dannano, perché i figli prendono mal esempio da' loro padri, essi danno poi mal esempio a' loro figli, e così di mano in mano padri, figli, nipoti, tutti se ne vanno all'inferno. Alcuni genitori si lamentano poi, che i figli sono cattivi Numquid, disse Gesù Cristo, colligunt de spinis uvas?3. Avete veduto mai raccogliere le uve dalle spine? e così come possono venir buoni i figli, quando i padri son mali? ha da essere un miracolo.

 

 

19. E per questo poi si vede, che i padri che hanno mala vita neppure correggono i figli de' loro peccati, perché, dando essi mal esempio a' figli, si vergognano poi di riprenderli di quegli


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stessi peccati ch'essi commettono. E se mai fanno la correzione, i figli non ne fanno conto. Si dice, che il granchio vedendo un giorno i figli che camminavano di lato, li riprese: Che brutto camminare storto che fate? I figli risposero: padre, lasciaci vedere, come cammini tu. Il padre camminava più storto di loro, onde non ebbe animo di parlar più, e così succede con tutt'i genitori che danno mal esempio, e per rossore poi lasciano di correggere; vedono, che i figli vanno a precipizio, e tacciono, perché non hanno animo di parlare. All'incontro è certo, che peccano, se non li correggono. Che cosa dunque debbono fare? dice s. Tommaso, che un padre di questa fatta dee almeno pregare il figlio, che non imiti il suo mal esempio. Ma che serve, dico io, questa correzione così sconcia, se il padre seguita a dar mal esempio? il vero è, che quando i padri danno mal esempio, non servono né le correzioni, né le preghiere, né i castighi, tutto è perduto.

 

 

20. REGOLAMENTO PER UN PADRE DI FAMIGLIA

Un padre, che vuol ben governare la sua famiglia, dee attendere prima a rimuovere il male dalla sua casa, e poi a promuovere il bene. Quel che poi dico del padre, s'intende anche della madre. In quanto a rimuovere il male, per 1. dee impedire che i figli pratichino co' mali compagni, o co' servi di mali costumi, o con qualche maestro che non buon odore di sua vita. Per 2. dee rimuovere da sua casa qualche serva, o servo, che facilmente può essere di tentazione a' figli, o alle figlie. I buoni padri stanno attenti a non prendere in casa serve giovani, ove stanno figli grandi. Per 3. dee estirpare da sua casa i libri che parlano di materie oscene, o di amori profani, come sono l'Ariosto, il Pastor fido, e simili: questi libri sono la rovina de' poveri giovani. Narra il Videumaun1, che in una città vi era un giovane ch'era l'esempio di tutti; questi lesse a caso un libro osceno, e diventò così malvagio, che divenne lo scandalo di tutti, talmente che il magistrato fu obbligato a dargli lo sfratto da quella città. Di più un altro giovane, non potendo arrivare a peccare con una donna, che fece? fece a lei capitare un libro che parlava di amori, e così le fece perdere l'onore e l'anima. Tanto più poi se fosse qualche libro che corre secondo la moda, e contiene qualche errore contro la fede, o contro la chiesa.

 

 

21. per 4. Dee ancora togliere dalla casa le pitture immodeste, e maggiormente poi se sono oscene. Si legge presso il p. Rhò2, che il ven. cardinal Bellarmino entrò una volta nella casa di un galantuomo, e guardando certe pitture immodeste che vi erano, disse al padrone: Amico, vi prego a far una limosina per amor di Dio, a vestir certe persone ignude. Colui si esibì pronto a compiacerlo; allora il cardinale gli dimostrò quelle pitture. Oh come se ne compiace il demonio di vedere in casa di alcuno qualche quadro immodesto! Si narra nella vita del p. Giovan Battista Vitelli3, che una volta videsi entrare un drappello di demoni nel cortile di un cavaliere, ed ivi dar l'incenso ad una pittura disonesta che vi stava appesa, per lo guadagno di anime che vi faceano.

 

 

22. Per 5. dee proibire a' figli di far maschere, di andare a' festini di ballo, e di recitare in commedie. Dee proibire ancora alle figlie d'imparare a leggere da qualche uomo estraneo. Oh che cosa pericolosa è questa! In vece d'istruirsi a leggere, imparano a fare peccati mortali. Che si facciano insegnare da qualche donna, o da qualche fratello piccolo: perché, se è grande, pur ci è da temere. Di più stiano attenti i capi di casa a non far dormire insieme figli maschi e femine, e tanto meno nel loro letto. Di più debbono invigilare, che le loro figlie non parlino da solo a solo con confidenza con qualche uomo, e sia il primo santo del mondo. I santi che stanno in paradiso non possono più cadere, ma i santi che stanno in terra sono di carne come gli altri, e coll'occasione vicina diventano demoni. A questo fine giova raccomandare a qualche figlia più soda, che avvisi segretamente, se vede qualche confidenza di questa sorta in casa, o altri disordini di peccato.

 

 

23. In quanto poi al bene che il padre di famiglia dee promuovere, per 1., la mattina faccia a tutti cercar la grazia a Dio di non offenderlo in quel giorno, con dire ancora a questo fine tre Ave Maria alla Madre di Dio; e meglio


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sarebbe, se potesse far fare a tutta la famiglia la meditazione in comune per una mezz'ora, con leggersi i punti da alcuno della casa, come già in molte case si pratica.

 

 

24. Per 2., faccia prendere a' figli i sagramenti a tempo suo, cioè la confessione almeno nell'età di sette anni, e la comunione di dieci, secondo ordinava s. Carlo Borromeo; e nella stessa età faccia lor prendere ancora il sagramento della cresima. Indi in poi li faccia confessare e comunicare almeno ogni quindici giorni, ma senza forzarli, e senza obbligarli di confessarsi ad un confessore determinato, per timore che non facciano qualche sacrilegio. Del resto acciocché i figli adempiscano le cose di obbligo, giova molto avvezzarli a far quelle che non lo sono, come il digiuno nel sabato, a dire il rosario colle litanie della Madonna ogni giorno, e l'esame di coscienza la sera, cogli atti di fede, speranza, e carità: a far la visita al Ss. Sagramento: a far le novene avanti le sette festività della b. Vergine; e perciò li mandino alle prediche, alle esposizioni del venerabile, ed alle altre divozioni che si fanno in chiesa. Dice lo Spirito santo: Curva illos a pueritia illorum1. S. Luigi re di Francia solea segnarsi col segno della s. croce in principio di ogni azione, e dicea: Così mi ha insegnato mia madre quando io era bambino. Oh se tutti i padri attendessero così ad avvezzar bene i figli! Ma il male è, che attendono più a provedere i figli di beni temporali, che di beni spirituali, e poi quelli perdono gli uni e gli altri.

 

 

25. Per 3. procuri il padre d'insinuare di quando in quando a' figli le massime cristiane di fuggire i mali compagni, e le occasioni pericolose, di uniformarsi alla volontà di Dio, e di aver pazienza nelle cose contrarie. Metta loro avanti gli occhi l'infelicità di chi vive in peccato, l'importanza di salvarsi, la vanità del mondo, il punto della morte, in cui ogni cosa finisce, la necessità di raccomandarsi a Dio in tempo di tentazioni, il valore della divozione a Maria Vergine. Queste cose s'imprimono nelle tenere menti de' figliuoli, cominciano essi a praticare, e così conservansi poi ben costumati in tutta la loro vita.

 

 




1 Prov. 13. 24.

 



2 1. Reg. 2. 4.



1 Ps. 105. 37.

 



2 In ps. 16.

 



3 Matth. 7. 16.



1 Acr. 7.

 



2 Exem. p. 57.

 



3 L. 1. c. 8.



1 Eccli. 7. 25.






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