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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione e pratica pei confessori

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§. IV. Coma debba portarsi co' fanciulli, giovani, e zitelle.

38. Con i fanciulli bisogna usare tutta la carità, ed i modi più dolci che sian possibili. Prima bisogna domandare loro, se sanno le cose della fede; e se non le sanno, bisogna con pazienza istruirli per allora, se v'è tempo, o mandarli da alcuno a farli istruire, almeno circa le cose necessarie alla salute. Quindi venendo alla confessione bisogna da principio far loro dire i peccati che si ricordano da loro stessi, e poi potranno farsi loro le seguenti dimande: 1. Se han taciuto qualche peccato per vergogna. 2. Se han bestemmiato i santi, o i giorni santi, e se giurato colla bugia. 3. Se hanno lasciata la messa, o se dentro quella han ciarlato; e se han faticato la festa. 4. Se hanno disubbidito a' genitori o perduto loro il rispetto con alzar mani, o detta loro qualche ingiuria in presenza, o han mandate imprecazioni con farle loro sentire, o fatte loro beffe. E notisi qui ciocché si è detto al n. 21., del come si ha da imporre a' fanciulli il cercar perdono a' genitori. 5. Se han commessa qualche oscenità. Ma in ciò il confessore sia molto cautelato nelle dimande. Cominci interrogando con raggiri e parole generali. E prima se han dette male parole. Se han fatte burle con altri figliuoli, o figliuole; e se quelle burle le han fatte di nascosto, e con toccarsi l'un l'altro. Indi dimandi se han fatte cose brutte, o male parole (così chiamano i fanciulli i fatti osceni). Molte volte, ancorché essi negano, giova il fare loro dimande suggestive: E bene, quante volte hai fatte queste cose? dieci, quindici volte? Dimandi loro con chi dormono, o se nel letto hanno burlato colle mani. Alle zitelle, se han fatto all'amore, e se ci sono stati mali pensieri, parole, o atti. E dalle risposte s'inoltri alle dimande, sed abstineat ab exquirendo a puellis, vel a pueris, an adfuerit seminis effusio. In somma con questi è meglio che si manchi nell'integrità materiale della confessione, che si faccia loro apprendere quel che non sanno, o che si pongano in curiosità di saperlo. Si dimandi ancora a' fanciulli, se han portate ambasciate, o regali di uomini a donne. Ed alle zitelle, se han presi doni da persone sospette, e specialmente dagli ammogliati, ecclesiastici o religiosi. Per 7. dimandi se han rubato o fatto danno alle robe d'altri cogli animali o d'altro modo. Per 8. se han detto male di qualcheduno. Per ultime


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circa i precetti della chiesa si domandi se si sono confessati e comunicati la pasqua. Se han mangiata carne ne' giorni proibiti, vigilie, venerdì, ec.

39. Circa poi l'assoluzione da darsi a questi fanciulli, vi bisogna molta attenzione. Quando costa, che abbiano già il sufficiente uso della ragione, come se si confessano con distinzione o pure rispondono adequatamente alle dimande, e si vede che ben comprendono che col peccato hanno offeso Dio, e si han meritato l'inferno, allora, se sono disposti, si assolvano; ma se fossero recidivi ne' peccati mortali, debbono trattarsi come gli adulti; onde se non danno segni straordinari di dolore, si dee differire l'assoluzione. Se poi si dubita del perfetto uso di ragione, come quando essi nell'atto di confessarsi non istessero composti, ma andassero girando gli occhi, burlando colle mani, frapponendo cose impertinenti, allora se stanno in pericolo di morte, o in tempo di adempire il precetto pasquale, debbonsi assolvere sotto condizione, come insegna la sentenza comunissima con Lessio, Lugo ec.1. E tanto più se si son confessati di qualche peccato mortale dubbio: poiché ben può allora, anche fuori del tempo dell'obbligo dell'annua confessione (come dicono Laym., Sporer e Mazzotta), loro amministrarsi il sagramento, sotto condizione, essendovi giusta causa di liberarli dallo stato di dannazione, se mai vi sono incorsi. E così dee farsi, ancorché il figliuolo sia recidivo, mentre in tanto dee differirsi l'assoluzione a coloro che hanno il perfetto discernimento, in quanto con tal dilazione v'è speranza che ritornino disposti; ma questa speranza difficilmente si ha cogli altri che non hanno il perfetto uso della ragione. E probabilmente dicono Gobato, Sporer, Schilder, Diana e Mazzotta2, che questi figliuoli dubbiamente disposti possono assolversi almeno ogni due o tre mesi) sotto condizione, ancorché portassero soli peccati veniali, affinché non restino privi della grazia sagramentale e forse anche della grazia santificante, se mai avessero qualche colpa grave loro occulta. Bisogna poi far fare a questi figliuoli l'atto di dolore nel modo più proprio per essi; per esempio: Vuoi bene a Dio, ch'è un Signor così grande, così buono che t'ha creato, è morto per te, ec.? Ora questo Dio tu l'hai offeso. Esso ti vuole perdonare, e tu spera che per lo sangue di Gesù Cristo ti perdoni. Ma bisogna che te ne penta: che dici? ti penti mo di averlo offeso, ecc.? E con queste offese c'hai fatte a Dio, t'hai meritato l'inferno: ti dispiace che le hai fatte? Ma più ec. La penitenza poi a' figliuoli bisogna che sia leggiera quanto si può, e si faccia da essi adempire quanto più presto, altrimenti o se ne scordano o non la fanno. Procurisi specialmente d'insinuare loro la divozione a Maria Ss. con dire il rosario, e quelle tre Ave Maria la mattina e la sera, sempre colla preghiera: Mamma mia, liberami oggi e sempre da peccato mortale.

40. Circa poi lo stato che debba eleggersi alcun giovane, non dee porsi il confessore egli a determinarglielo, ma solamente dee regolarsi da' segni della sua vocazione a consigliargli quello stato, a cui prudentemente può stimare che Dio lo chiami. Per coloro che voglion farsi religiosi, procuri il confessore prima di tutto il vedere in qual religione il giovane vuole entrare; perché se mai la religione è rilassata; generalmente parlando, meglio sarà che resti nel secolo; poiché andando colà, egli farà come fanno gli altri, e lascerà quel poco di bene che prima faceva, com'è avvenuto a molti. onde si faccia molto scrupolo il confessore, specialmente se lo fa ad insinuazione de' parenti, di consigliare ch'entrino in tali sorte di comunità. Se poi la religione è osservante, provi bene il confessore la vocazione del suo penitente, con vedere se per quella ha qualche impedimento di salute, di poco talento, di povertà de' parenti; e precisamente esamini il fine, s'è retto, come di stringersi più con Dio, o di correggere i trascorsi


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della vita passata, e sfuggire i pericoli del secolo. Che se il fine primario fosse mondano, di star più comodo, o di liberarsi da' congiunti di mala condizione, o di compiacere a' genitori che l'importunano, non glie lo permetta; perché in tal caso quella non è vera vocazione, e senza vocazione farà mala riuscita. Se poi il fine è buono e non v'è impedimento, non dee né può il confessore (né altri, come dice s. Tommaso), senza colpa grave impedirgli la vocazione. Benché sarà prudenza alle volte differirgli l'esecuzione, per meglio esperimentare s'è fermo; specialmente quando sapesse, che il giovane è volubile, o pure se la risoluzione fosse stata fatta in tempo di missione, o d'esercizi spirituali; mentre in tali occasioni si fanno certe risoluzioni, che, passando poi quel primo fervore, vengono meno; e venendo poi meno con uscirsene dalla religione, facilmente poi (diffidato per l'uscita fatta) lascerà anche quel poco di bene che facea prima.

41. Se alcun giovane volesse farsi prete secolare, non sia facile il confessore ad accordarglielo senza un lungo e provato esperimento di scienza, o almeno capacità sufficiente e di retto fine. I sacerdoti secolari han certamente lo stesso, anzi maggior obbligo de' religiosi, ed all'incontro restano negli stessi pericoli del secolo; onde per riuscire alcuno buon sacerdote nel secolo (in cui rari se ne trovano, per non dire rarissimi), bisogna che prima abbia fatta precedere una vita molto regolata, lontana da' giuochi, dall'ozio, da' mali compagni, e data all'orazione ed alla frequenza de' sagramenti (ma quis est hic, et laudabimus eum?); altrimenti si metterà in uno stato quasi certo di dannazione, specialmente se lo fa per secondare il fine de' parenti, ch'è d'aiutar la casa. Già poi s'è detto di sopra al capo VIII. num. 5. il gravissimo peccato che commettono que' genitori i quali forzano i figli a farsi preti o religiosi contro loro voglia.

42. Per le zitelle poi che vogliono consecrare la loro verginità a Gesù Cristo, non permetta loro di far voto perpetuo di castità, se non vede che alcuna è ben radicata nelle virtù e nella vita spirituale, e specialmente nell'orazione. A principio può permetter loro di farlo solamente per qualche tempo come da una solennità all'altra. Per quei giovani in fine che vogliono e debbono ammogliarsi (dico debbono, parlando di coloro che fossero incontinenti, e non volessero servirsi degli altri mezzi opportuni per contenersi), siccome peccherebbero i genitori, che senza giusta causa impedissero loro un matrimonio onesto, così all'incontro peccherebbero i figli (e perciò il confessore dee impedirlo) che volessero accasarsi con disonore della famiglia, o se quantunque il matrimonio non fosse indecoroso, volessero non però farlo con disgusto e scandalo de' parenti, senza avere essi figli alcun giusto motivo che gli scusasse; vedasi come ciò sta detto al cap. XVIII. n. 16.




1 Lib. 6. n. 432. circa fin.



2 Ibid.






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