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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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288. Ad Ercole de Liguori, suo fratello.

1769, 9 dicembre, Arienzo

"A che questa uscita, rispose: mi contento così, che non ci patisco. Quello, che debbo spendere per la carrozza, e mantenimento de' cavalli, debbo levarlo ai poveri."

"Se il Re vi dice, così in una sua de 13. Novembre, che li vuole Cadetti nella Brigata, o in altro Reggimento, dovete per forza farli Cadetti, o soldati, per mandarli in rovina dell'anima, e del corpo. Come vedo, sopra il governo di questi poveri Figliuoli, voi non mi sentite, e fate il contrario di quello che vi dico. Voi siete il Padre: fate quello che volete; ma temo fortemente, che un giorno avrete a pentirvene per qualche danno, a cui non potete più rimediarci. Ho scritto ciò per l'amore,che conservo verso di voi, e verso codesti poveri figliuoli. Io sto infermo con un catarro di petto, di quelli soliti, che più volte mi hanno ridotto vicino alla morte; ma sto in pace, ed aspetto la morte senza spavento.

Frammenti di lettera riportati da Antonio M. Tannoia, Della vita ed istituto del Ven. Servo di Dio Alfonso M. Liguori, Libro III, Cap. 44, p. 231 e Cap. 47, p. 247




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